Mi sono chiesta a lungo quanto sia fondamentale individuare una modalità di trattamento realmente efficace quando lavoro con pazienti nei quali è coinvolta la dipendenza affettiva.
Secondo la loro storia di sviluppo, molte di queste persone presentano un attaccamento disorganizzato: non sono in grado di attaccarsi agli altri né di difendersi in maniera efficace. Tendono quindi a creare legami maladattivi e a utilizzare strategie difensive ripetitive, spesso con le persone sbagliate e nei contesti meno adatti.
Desidero sottolineare che l'attaccamento disorganizzato, pur apparendo confuso e contraddittorio, possiede una sua struttura interna rigida e consolidata.
Per questo motivo i terapeuti hanno bisogno di un modello che consideri le contraddizioni, i conflitti e la confusione che caratterizzano i sistemi multipli di attaccamento e le strategie difensive della persona.
Il modello terapeutico che propongo pone al centro il paziente e si basa su alcune domande fondamentali:
L'obiettivo non è concentrarsi esclusivamente sul sintomo, ma comprendere il processo relazionale che sostiene la sofferenza.
Infatti, la dipendenza tende a focalizzarsi sul contenuto:
«Che cosa deve fare per me il terapeuta affinché io mi senta meglio?»
La collaborazione terapeutica, invece, si concentra sul processo:
«Come possiamo comprendere e lavorare insieme su questa paura dolorosa di solitudine e separazione che provi?»
L'intervento terapeutico richiede alcuni presupposti fondamentali:
Per questo motivo è importante trasmettere al paziente un messaggio come il seguente:
«Anche se è difficile, quando riesci a condividere ciò che provi con me, siamo maggiormente in grado di lavorare insieme come una squadra e di raggiungere i nostri obiettivi comuni».
La dipendenza affettiva è una condizione che può ritrovarsi in molti disturbi e, allo stesso tempo, non coincidere con nessuno di essi.
Può infatti esistere come condizione a sé stante: una persona può essere estremamente funzionale nel lavoro, nelle amicizie e in altri ambiti della vita, ma vivere una relazione sentimentale con un partner violento o incapace di renderla felice.
In questi casi la dipendenza affettiva può essere presente anche in assenza di un disturbo di personalità.
In altri casi, invece, la dipendenza affettiva può associarsi a tratti appartenenti a diversi disturbi di personalità, come il disturbo ossessivo di personalità, il disturbo borderline o tratti narcisistici, fino ad arrivare a veri e propri disturbi strutturati di personalità.
Se senti di aver bisogno di me e desideri approfondire il funzionamento di questo delicato percorso, potrai trovare maggiori informazioni sulle modalità di svolgimento delle sedute.
La durata e l'organizzazione di un percorso terapeutico possono infatti variare in modo significativo in relazione alla storia personale e affettiva che il paziente porta con sé.
In questa sede desidero però concentrarmi sul Protocollo clinico R.IN.TED. © (Ricerca Intenzioni in Te Direzione), da me fondato e applicato nel progetto Amore Autentico. ©
Si tratta di un metodo a orientamento integrato che pone al centro del processo terapeutico la relazione tra paziente e terapeuta.
È un approccio che non si limita ad analizzare pensieri e ricordi, ma crea uno scambio autentico nel quale entrambi assumono un ruolo attivo.
A differenza dei modelli più tradizionali, che osservano prevalentemente il mondo interno del paziente, il metodo R.IN.TED. © considera la terapia come un vero e proprio campo di esperienza, nel quale emozioni, pensieri ed esperienze vengono accompagnati verso la scoperta delle intenzioni profonde.
L'obiettivo è favorire:
È un viaggio che consente di scoprire nuove risorse interiori e una maggiore consapevolezza.
Il protocollo è composto da un numero definito di sedute individuali e da un questionario da me realizzato, volto a misurare il modo in cui la persona vive e costruisce le relazioni affettive.
Le sedute si svolgono con frequenza settimanale e hanno una durata di 50 minuti.
Successivamente, l'integrazione di percorsi gruppali, come Partner per Nemico © può rappresentare un'importante opportunità di crescita, grazie alla relazione e alla condivisione con gli altri.
Il trattamento si articola in tre aree fondamentali:
1. Il passato traumatico
È fondamentale lavorare in modo sano e consapevole sui traumi che hanno contribuito allo sviluppo della relazione disfunzionale.
I traumi relazionali precoci, vissuti in modo diverso con la figura paterna e materna, possono condurre, attraverso percorsi differenti, sia alla posizione di vittima sia a quella di offender.
Come terapeuta, tuttavia, non mi interessa individuare di chi sia la colpa, bensì comprendere quali siano le vulnerabilità e le fragilità sulle quali poter lavorare.
Un esempio tipico di trauma relazionale è la paura della solitudine e dello stare da soli. Molte persone con dipendenza affettiva hanno infatti vissuto abbandoni fisici o emotivi precoci oppure esperienze di maltrattamento.
Attraverso le tecniche della Gestalt, alla persona che si è sentita, per esempio, umiliata o non vista, viene chiesto di ritornare alla prima esperienza nella quale ha vissuto quella sofferenza.
Si crea così un ponte emotivo tra presente e passato, che permette di accedere alla memoria emotiva della relazione con i genitori e al primo momento in cui il paziente ha sperimentato quella ferita.
Il racconto avviene sempre nel tempo presente, affinché l'esperienza possa essere vissuta e trasformata nel qui e ora.
Come affermava Fritz Perls:
«Io sono io e tu sei tu. Io faccio la mia cosa e tu fai la tua cosa».
L'attenzione si concentra sui processi corporei, sul linguaggio non verbale e sull'esperienza attuale.
La Schema Therapy è caratterizzata da un approccio integrato e utilizza tecniche provenienti da differenti orientamenti.
Gli schemi sono modi profondamente radicati di percepire se stessi, gli altri e il mondo.
Diventano problematici quando si trasformano in modelli rigidi di pensiero e di percezione, limitando la capacità della persona di prendere decisioni consapevoli.
Ad esempio, una persona con uno schema di abbandono/instabilità sarà più lenta a costruire legami affettivi, poiché ogni relazione comporta la possibilità di essere abbandonata.
Gli schemi possono attivarsi in situazioni specifiche o nelle relazioni con gli altri, generando emozioni intense e ricordi dolorosi.
I Mode, invece, rappresentano gli stati emotivi e le modalità di funzionamento che si alternano nella persona: sono, in sostanza, le reazioni agli schemi.
La Mindfulness permette al paziente di riconoscere più velocemente i propri schemi e di mantenere un'attenzione consapevole, evitando reazioni automatiche o impulsive.
La persona impara a osservare i propri pensieri, le emozioni e le situazioni, acquisendo lo spazio necessario per rispondere in modi nuovi e più funzionali.
La mindfulness favorisce un processo di apprendimento continuo, attraverso il quale si sviluppa la flessibilità necessaria ad affrontare pensieri ed emozioni difficili.
Ho deciso di integrare l'Analisi Transazionale alle altre teorie citate perché ritengo che ne arricchisca notevolmente l'efficacia applicativa.
Secondo Eric Berne, il Copione è:
«Un piano di vita inconscio basato su una decisione presa durante l'infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi e culminante in una scelta decisiva».
Secondo l'Analisi Transazionale, le esperienze infantili influenzano profondamente il modo di vivere dell'adulto e, di conseguenza, il suo destino.
Da adulto, infatti, senza rendertene conto, puoi mettere in scena il tuo copione scegliendo comportamenti comunicativi e relazionali che ti avvicinano continuamente allo stesso risultato.
Il modello decisionale dell'Analisi Transazionale sostiene però che ciascuno, pur avendo costruito il proprio copione fin dall'infanzia, possa modificarlo e diventare artefice del proprio benessere attraverso un percorso di autoconsapevolezza.
L'obiettivo finale del trattamento è il raggiungimento dell'interdipendenza matura.
Ovvero:
Il mio compito come terapeuta è anche quello di sviluppare il Felt Sense, ossia quella sensazione corporea significativa che emerge nello scambio momento per momento.
Questo avviene sia nell'esplorazione delle modalità di attaccamento del paziente sia nella costruzione della collaborazione terapeutica.
Solo attraverso un'alleanza terapeutica solida, fondata su competenze tecniche e sensibilità relazionale, è possibile accompagnare il paziente nel passaggio da una modalità di relazione basata sulla dipendenza alla capacità di coltivare un Sé stabile, autonomo e profondamente connesso agli altri in modo sano e consapevole.
Dott.ssa Aurelia Gagliano
Psicologa clinica Formata in EMDR, ACT, approccio trauma-informed e terapia somatica Certificazione Anxiety Certification Training
Foggia e San Severo
Psicologa clinica Formata in EMDR, ACT, approccio trauma-informed e terapia somatica Certificazione Anxiety Certification Training
Partita IVA 03706740713
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Puglia col n. 2695